RASSEGNA STAMPA CONFERENZA APPLICAZIONE ICI SU CAVE

l'informazione 6 gennaio 2012
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Dal blog "la carbonara"

ICI sulle cave. Pressing delle liste di 5 Comuni: “che la legge sia uguale per tutti”

5 gennaio 2012
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Conferenza stampa del 5/1/2012

Liste civiche “zanzare”… anzi di più, uno sciame di zanzare tigre, unico, compatto… anzi di più, coordinato, che pizzica insistente (e per taluni fastidioso) su due essenziali principi: equità e legalità. Principi teoricamente condivisi da tutti (e come non essere d’accordo?) ma che in pratica, però, i cosiddetti “democratici” sembrano non volere applicare. Perché di “non volontà” si tratta…

Di cosa stiamo parlando? Semplicemente di dare seguito ad una mozione che in diversi Comuni è stata approvata all’unanimità dai rispettivi Consigli Comunali – e dunque teoricamente condivisa da tutte le forze politiche -  ma che poi si è persa tra i meandri della burocrazia, intrappolata in nodi legislativi e rimpalli di responsabilità, per finire con il “solito” risultato: il tempo passa e intanto si va avanti come se niente fosse, in barba a quei due essenziali principi, mentre chi paga sono sempre i “soliti noti” cittadini-contribuenti ai quali sempre si chiede e mai si restituisce.

Andrea Rovatti e Christian Costantini, neo presidente e vicepresidente del Comitato NO alle Cave di Piumazzo

La legge è uguale per tutti, o no? Perciò, se l’ICI (o futura IMU) la pagano i cittadini e le imprese, la devono pagare anche le cave. E’ quanto, in estrema sintesi, hanno spiegato il 5 gennaio 2012 i rappresentanti delle liste civiche e dei comitati di cinque territori feriti a morte dalle escavazioni di ghiaia (Castelfranco, San Cesario, Savignano, Bazzano e Spilamberto) in una conferenza stampa congiunta, perché di azione congiunta si tratta: Silvia Santunione, capogruppo della lista civica Frazioni e Castelfranco, Leda Diano per la lista Civicamente Bazzano, Germano Caroli, sindaco di Savignano sul Panaro eletto per la lista dei cittadini Insieme per Savignano, Sabina Piccinini, capogruppo della lista civica Nuovo San Cesario con Senzafiltro e Federico Corsini, consigliere “più anziano” della lista Spilamberto Solidarietà Ambiente, con la partecipazione e il supporto del Coordinamento delle liste di Cittadini di Modena e Bologna.

Conferenza stampa del 5/1/2012

Obiettivo dello “sciame”: richiamare tutte le amministrazioni comunali ad applicare immediatamente e anche in via retroattiva (fin dove è possibile) l’ICI sulle aree interessate da attività estrattive.
“La domanda non è perché farlo, ma è PERCHE’ NON FARLO?”, ha detto Germano Caroli. E la risposta degli amministratori PD che in consiglio comunale detengono la maggioranza – e quindi il potere decisionale – (escludendo il Comune di Savignano, retto dalla lista civica di Caroli…) si è fatta scudo dell’impossibilità di procedere, pur riconoscendo la “giusta causa”, in quanto i terreni scavati o scavabili sono classificati come “terreni agricoli”, dunque esenti da ICI, e i proprietari di questi terreni hanno rigettato l’accatastamento spontaneo, comunicando la loro “volontà di non adeguarsi alle richieste avanzate dall’amministrazione comunale, non ritenendo conforme alla legge l’iscrizione catastale secondo i criteri richiesti”.
Sebbene la normativa dica che “cambiare si può”, o che comunque farà testo lo stato attuale, il nodo sta nel chiarire la classificazione al catasto e per i Comuni la matassa può sbrogliarla solo l’Agenzia del Territorio, tempo al tempo, con calma… Ma se da una parte i cavatori “non ci stanno”, dall’altra le liste civiche si fanno ancora più insistenti e martellano pedanti, pungenti, controreplicando con una meticolosa ricerca tecnica, oltre che discrezionale, nella speranza (perché di auspicio si tratta) che gli amministratori stretti nel mezzo possano (anzi… vogliano) mettere in pratica quei due essenziali principi teoricamente condivisi, dimostrandosi davvero equi, davvero “democratici”.

Conferenza stampa del 5/1/2012

Le liste hanno spiegato che “le leggi ci sono e sono chiare”. E cioè:
“- Il D.Lgs n. 504 del 30.12.1992, istitutivo dell’ICI, afferma che il presupposto dell’imposta è il possesso di fabbricati, di aree fabbricabili e di terreni agricoli.
- L’attività estrattiva in terreni agricoli non è ricompresa nelle attività di cui all’art. 2135 del codice civile, che appunto descrive ed individua le attività che devono considerarsi agricole. Per tale motivo, il terreno destinato ad attività estrattiva – che non è appunto qualificabile come agricola – perde conseguentemente la qualifica di terreno agricolo;
- Se dunque il terreno destinato alla attività estrattiva non è più agricolo, in base all’art. 2 del decreto del Ministero delle Finanze n. 28/1998 diventa una unità immobiliare (l’unità immobiliare, secondo la normativa definitoria, è costituita da una porzione di fabbricato, o da un fabbricato, o da un insieme di fabbricati ovvero da un’area che, nello stato in cui si trova e secondo l’uso locale, presenta potenzialità di autonomia funzionale e reddituale);
- L’art. 18 del Regio Decreto n. 1572/1931 (Testo Unico sulle leggi del catasto terreni) esclude le cave dalla stima fondiaria per la determinazione del reddito dominicale, cosicché il reddito formalmente risultante in catasto di natura agricola “non è espressivo della effettiva ricchezza derivante dalla sua specifica destinazione e dallo sfruttamento del medesimo a finalità estrattiva” essendo riconducibile ad “una attività esclusivamente industriale”.
- L’ordinanza n. 285/2000 della Corte Costituzionale, avente ad oggetto la determinazione del valore (catastale o reale) su cui applicare l’imposta di registro a seguito della vendita di un terreno agricolo “utilizzato a cava per l’estrazione e per la commercializzazione” ha confermato il principio legislativo soprarichiamato, ovverosia che l’attività estrattiva è attività industriale, concludendo che l’imposta di registro va liquidata non sul valore catastale cioè in base alla rendita dominicale attribuita, ma con il criterio del valore reale, cioè come si fa con i terreni agricoli destinati ad area fabbricabile. Se così non fosse, l’atto conterrebbe una espressione di ricchezza che rimarrebbe, senza alcuna giustificazione, estranea al prelievo tributario. (In base a questa ordinanza si impone anche il dovere per l’Ufficio del Registro di applicare l’imposta sul valore reale del terreno acquistato dagli esercenti l’attività estrattiva e non su valori catastali, adempimento da controllare).

Piccinini e Caroli

- Sulla base di queste leggi, un recente parere della Agenzia del Territorio di Modena, che sovraintende il catasto terreni e fabbricati urbani, conferma l’accatastamento dei terreni non più a destinazione agricola ma ad attività estrattiva, ma suggerisce al comune che può ricorrere all’applicazione dell’art.1 comma 336 della legge 30 dicembre 2004 n.311 circa la richiesta ai titolari dei terreni alla dichiarazione dell’aggiornamento degli atti catastali.
- Sulla base delle tipologie catastali del maggio 2006, che si possono estrarre dal sito www-Pregeo.org./tipologie-catastali.pdf, adottate dalla procedura informatica PREGEO (si ricorda che la procedura informatica PREGEO 9 è stata adottata con provvedimento dell’Agenzia del Territorio del 23.2.2006) ed in particolare a seguito della circolare del Catasto n. 4 del 16 maggio 2006 “le industrie denominate “di occupazione” ovverossia “le industrie estrattive” (quelle cioè che hanno lo scopo di ricavare direttamente dal sottosuolo i suoi prodotti)” devono essere iscritte al catasto urbano classe D/7, cui verrà attribuita dalla agenzia del territorio una rendita catastale.
- La sentenza della Corte di Cassazione n. 27065/2008 conferma che i fabbricati (intesi come ogni unità immobiliare che ricomprende anche aree munite di autonomia funzionale e atte a produrre reddito come i terreni ex agricoli destinati a cave), ai fini dell’applicazione dell’ICI, si distinguono secondo il criterio differenziale dell’attribuzione o non attribuzione della rendita e non dalla iscrizione o non iscrizione del fabbricato in catasto.
- Ancora la Corte di Cassazione n. 19732/2010 ribadisce che, ai fini dell’applicazione dell’ICI sui maggiori valori, non è necessario un cambiamento del classamento catastale, in quanto la situazione di fatto – cioè nel nostro caso la destinazione del terreno ad attività estrattiva – deve prevalere rispetto all’accatastamento del fabbricato.
- E ancora le sentenze della Corte di Cassazione n. 20776 del 26.10.2005, n. 23703 del 15.11.2007, n. 5485 del 29.2.2008 che ribadiscono il principio che, ai fini ICI, per la sua esenzione, rileva il tipo di attività cui l’immobile è destinato e cioè che detta attività non sia svolta in concreto con le modalità di una attività commerciale (quale è invece l’attività estrattiva). Stante tali affermazioni di principi, l’unita immobiliare (il terreno) adibito a cava non può essere esente da ICI”.

Conferenza stampa del 5/1/2012

Riassumendo: “Il terreno agricolo non è più tale se viene destinato ad attività estrattiva; detto terreno diventa quindi una unità immobiliare munita di autonomia funzionale e reddituale a seguito di attività (quella estrattiva appunto) esclusivamente industriale. In proposito l’Agenzia del Territorio di Modena ha espresso il proprio parere positivo di accatastamento quale “ente urbano “ e la procedura informatica PREGEO adottata dall’Agenzia delle Entrate per l’accatastamento di terreni e immobili attribuisce la classe D/7 alle industrie estrattive; detta unità immobiliare (cioè i terreni non più agricoli destinati ad attività estrattiva) è pertanto soggetta ad ICI in quanto attività industriale e commerciale iscrivibile al catasto urbano alla classe D/7 peraltro, affermano sentenze della Corte di Cassazione, anche indipendentemente che ci sia stato un cambiamento o meno di “classamento” catastale. Si ricorda peraltro, come confermato dalla sopracitata ordinanza della Corte Costituzionale del 2000, che l’interessato aveva e ha l’obbligo di presentare al catasto la denuncia di variazione da terreno agricolo a cava. I Comuni interessati hanno verificato questo adempimento, con segnalazione al catasto in caso di inadempimento? Gli stessi Comuni, in base alla legge n. 311 del 30.12.2004, art. 1 comma 336, possono ”constatata la sussistenza di situazioni di fatto non più coerenti con i classamenti catastali per intervenute variazioni edilizie, richiedere ai titolari di diritti reali sulle unità immobiliari interessate la presentazione di atti di aggiornamento redatti ai sensi del regolamento di cui al decreto del Ministero delle Finanze n. 701 del 19.4.1994. Se i soggetti interessati non ottemperano alla richiesta entro 90 giorni gli uffici provinciali provvedono alla iscrizione in catasto dell’immobile non accatastato ovvero alla verifica del classamento delle unità immobiliari segnalate notificando le risultanze del classamento e la relativa rendita”. Dunque i Comuni interessati sono corresponsabili con i proprietari o titolari di diritti su terreni agricoli destinati alla attività estrattiva nella mancata comunicazione al catasto della variazione di classamento da terreno agricolo a cava, perché, tra la documentazione obbligatoria per dimostrare il diritto ad ottenere l’autorizzazione a scavare, detti titolari devono presentare le visure catastali ove si rileva il classamento di terreno agricolo che in realtà non è più. Motivo per non rilasciare l’autorizzazione alla escavazione prima della comunicazione del titolare al catasto di variazione di classamento e del suo ottenimento. Se i Comuni avessero fatto il loro dovere di controllo, da tempo ci sarebbero già i nuovi parametri per l’applicazione dell’ICI.

Silvia Santunione

Quindi l’ICI può essere applicata da subito, in quanto essendo i terreni classificabili al catasto nella classe D/7, anche in assenza di rendita catastale, la determinazione dell’imponibile ICI è data dall’ammontare del valore di acquisto del terreno, al lordo delle quote di ammortamento, che risulta dalle scritture contabili obbligatorie per le società quali risultano le società assegnatarie di autorizzazioni nei nostri poli, e ciò in applicazione del comma 3 dell’art.5 del D. Lgs n.504/92”.
Apri pista della questione è stata la lista di Castelfranco, avviando la discussione già a giugno 2010, seguita dai Comuni di San Cesario, Bazzano, Savignano e Spilamberto. Da ciò è scaturita una mozione congiunta, presentata a Castelfranco il 5 ottobre 2010 e discussa nel febbraio 2011 (approvata all’unanimità). “Va risolto il problema dell’accatastamento: – ha detto Silvia Santunione – la situazione di fatto non corrisponde più a quella originaria, dunque va aggiornata. E qualora i soggetti interessati non ottemperino, la norma prevede l’iscrizione d’ufficio. L’ICI c’è dal 1992, la prima cava a Piumazzo risale agli anni ‘80 ed è dal 2003 che sul nostro territorio c’è un’attività estrattiva importante. Da parte degli amministratori non si tratta di una dimenticanza, ma di inadempienza. E la nostra preoccupazione è che non riusciremo mai a recuperare tutto il dovuto: parlando di retroattività dell’imposta, se non si agisce urgentemente e contestualmente, cioè sanando le situazioni pregresse e nel contempo applicando le regole, senza aspettare, c’è il rischio che sul vecchio si faccia una chiusura tombale”.

Germano Caroli

“L’anomalia è risaputa. – ha affermato Caroli per Savignano – Lo spirito della norma sull’ICI è di andare a tassare ciò che funzionalmente produce un reddito. Perciò le aree scavate possono essere determinate edificabili, terreni con la capacità di produrre un reddito, con un valore commerciale. Noi dobbiamo affidare ai tecnici l’approfondimento del tema, mentre il compito degli amministratori è quello di applicare le leggi, valutando l’applicabilità e la retroattività. Noi siamo partiti solo ora perché è adesso che abbiamo adottato il nostro PAE: rispetto agli altri Comuni siamo “in ritardo”. Ma, una volta individuate le aree soggette a escavazione, auspichiamo che la situazione possa essere chiarita. In Italia, diversi Comuni hanno nel loro regolamento l’aliquota ICI per le attività estrattive con o senza edificazione. Un esempio per tutti: due Comuni, uno a nord, in Val di Susa, e uno a sud (San Martino Valle Caudina, in provincia di Avellino). Perché da noi non  si può fare? Stiamo parlando di un problema che altri hanno già risolto… O gli altri hanno sbagliato o noi siamo in ritardo e non dovremmo esserlo, dal momento che la nostra zona è caratterizzata da una grande attività estrattiva, rilevante e prevalente… Perciò anche capire se l’ICI sulle cave sia dovuta o no deve essere un tema rilevante, prevalente e urgente”.

Leda Diano

A Bazzano la stessa mozione è stata presentata ad ottobre 2010 e discussa ad aprile 2011: “E’ stata approvata quasi all’unanimità, – ha spiegato Leda Diano – perché due consiglieri di destra hanno votato contro, ma l’assessore Pedretti ha voluto precisare che l’attuale legislazione non consente che queste aree possano essere considerate base imponibile e che quindi il Comune non può emanare regolamenti in contrasto con la legge nazionale… Come dire: votiamo a favore della mozione, ma poi non abbiamo il supporto legislativo per poterla applicare. E al momento non sappiamo nulla: tutto tace”.

Sabina Piccinini

 “San Cesario è il paese della provincia di Modena più scavato da sempre: – ha aggiunto Sabina Piccinini – il 13% del territorio sono cave, parte delle quali non sono nemmeno recuperate e altre vengono ulteriormente ingrandite. Attendiamo opere compensative dal 1998: alcune non le abbiamo mai viste, altre non le possiamo usare. A maggior ragione oggi parliamo di ICI: speriamo di avere almeno quello che la stessa legge sembra consentire. Ad una nostra specifica interrogazione, il sindaco ha risposto che “a parere dell’Agenzia del Territorio di Modena sono da iscrivere al catasto fabbricati anche i terreni impiegati in maniera strumentale allo svolgimento di un’attività industriale, anche qualora su di essi non insistano fabbricati intesi, secondo una stretta interpretazione letterale del termine, come manufatti”. I cavatori non si sono voluti adeguare e il Comune ha demandato il tutto all’Agenzia del Territorio, che può provvedere all’iscrizione d’ufficio. Sulla possibilità di agire retroattivamente, sempre il sindaco Zanni ha risposto che “l’art. 1, comma 161, legge 296/2006 in tema di ICI, prevede un termine decadenziale di cinque anni dalla violazione accertata per promuovere l’accertamento. Nel caso quindi vi fossero gli elementi per attribuire l’ICI sui terreni proposti all’attività estrattiva, l’Amministrazione comunale sarebbe tenuta a procedere al recupero degli anni precedenti”. Allora, cosa aspettiamo? Si tratta di restituire ai cittadini ciò che è stato tolto, in opere compensative e in tasse. Da parte nostra non è un accanimento nei confronti dei cavatori, ma del fatto che la legge è uguale per tutti. Va bene approvare una mozione, però adesso arriviamo al dunque…”.

Federico Corsini

“La nostra mozione giace nel limbo… – ha concluso Federico Corsini per Spilamberto – e siamo preoccupati dei controlli che Comune e Provincia non fanno. I cavatori fanno il bello e il cattivo tempo: se rispettassero le regole, l’impatto sarebbe sicuramente minore. Siamo in una situazione molto grave: sui giornali leggiamo che nella provincia di Modena il “movimento terra” è sotto il controllo della malavita organizzata… Da parte degli amministratori c’è un comportamento politico disattento se questi modi di fare si sono radicati sui nostri territori: si dice che dove c’è movimento di soldi ci sia la malavita organizzata. Io dico… attenzione: pensiamo alle nuove generazioni. Il sindaco di Spilamberto ha osato fare una variante al vecchio PAE quando è già entrato in vigore il nuovo, e nessuno ha reagito: si prevedono ulteriori scavi per fare dei laghi (in falda) per il lavaggio della ghiaia e, nelle zone non interessate dai laghetti, è previsto il riempimento con materiale di scavo. Ci vogliono più controlli: ok al pagamento dell’ICI, ma che le regole siano rispettate”.
“Desta veramente stupore che, la lista civica Frazioni e Castelfranco per prima, seguita dalle altre liste, un anno e mezzo fa abbiano sollevato la richiesta di applicazione dell’ICI sulle cave, ma che questa ancora non venga fatta pagare, nonostante le esigenze di cassa dei Comuni. Perché? I cittadini si chiederanno perché loro, gli artigiani e le società devono pagare l’ICI, ma le cave NO. E’ una disparità di trattamento anticostituzionale”, hanno concluso le liste, puntualizzando che alle rispettive amministrazioni continueranno a chiedere con insistenza la modifica del regolamento comunale ICI, “perché volere è potere”.

Il sindaco di Savignano s’impegnerà coraggiosamente a farlo per primo, dopo aver effettuato i dovuti approfondimenti: “non temo un eventuale ricorso da parte dei cavatori: – ha detto con convinzione Germano Caroli – ci sono battaglie che si possono anche perdere, ma vanno combattute se si ritiene di agire nel giusto. La pubblica amministrazione è a conoscenza dell’effettivo valore venale di quelle aree, noi lo conosciamo… Quindi, perché non dobbiamo fare questa operazione? Abbiamo a disposizione i dati e sappiamo che su quei terreni si consuma una speculazione…”.
 

Alessandra Consolazione

gazzetta di modena 6 gennaio 2012
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